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Le Marche a Londra: Rossodisera

Le Marche a Londra: Rossodisera

By Luca Luciani

Passeggiando per le vie di Londra, a due passi dalla storica piazza di Covent Garden e dal British Museum, si scopre, al termine Monmouth Street, un angolo culinario molto familiare: Rossodisera.

Fra una miriade di cucine e culture che si mescolano nella metropoli londinese germoglia questo piccolo ristorantino marchigiano. Era l’Aprile del 2007 quando i titolari, Samuele Ciaralli, Igor Iacopini e Roberto Traini, tutti e tre del fermano, hanno inauguratola propria attività; da allora la capitale d’Europa si degna di ospitare l’idea di una vera e propria ambasciata culinaria marchigiana.

Sparse per Londra possiamo incontrare molte realtà che ripropongono la medesima idea di territorialità come le cicchetterie venete o locali che affondano le proprie radici in Sicilia o Sardegna o ancora più generalmente propongono un mix di italianità di cui l’inglese, palato poco educato, si riempie l’anima. Quale sia però la novità di Rossodisera, forse semplice agli occhi del cliente poco attento, rimane complessa e profonda.

All’interno dell’elegante taverna, rivestita con mattoni che provengono direttamente da un casolare antico di fine ‘800 originariamente sito in Ponzano di Fermo, arredata con mobili e credenze che riportano ai sapori dei nostri nonni, adornata da quadri di Daniele Ioiò, artista fermano, rappresentanti le dolci colline marchigiane, si muove elegantemente uno staff che, dalla cucina alla sala, è per il 90% marchigiano. Il locale, disposto su due sale molto anguste, ma allo stesso tempo confortevoli, offre nel menù, ideato dal cuoco Leonardo Gualtieri di Belmonte Piceno, dalla pasta “fatta in casa” (usando uova marchigiane) ai salumi e formaggi importati direttamente dall’entroterra fermano, iesino e anconetano come il Ciauscolo o il prosciutto, tagliato rigorosamente a mano, al frecantò di una volta per arrivare al coniglio in porchetta, il quale si mette in competizione con le massaie più intransigenti.

La carta, volutamente scarna, riscopre piatti che appartengono alla tradizione e che incontrano  giudizi positivi sia da parte della clientela italiana che da quella inglese, la quale, si sta aprendo sempre più ad una regione che nel mondo fino a ieri è rimasta sconosciuta e anonima ma che ora pian piano sta emergendo con i suoi prodotti e le sue eccellenze.

Dulcis in fundo non va tralasciata la carta dei vini (50 etichette e più) che propone vari verdicchi, passerine e pecorini ma sorprendentemente poi si lascia trasportare dalle proprie radici nella Vernaccia di Serrapetrona, ferma spumantizzata e dolce, fino ad arrivare al Vino Cotto e al Vino di Visciole serviti con cantucci o ciambellone. In terra anglosassone non poteva mancare la birra ma anche questa ha il suo “Made in Marche” con le tipologie Pils, Scotch Ale, Strong Ale, e Weiss direttamente prodotte dall’azienda agricola di Alvaro Moretti di Monte Giberto. Per chi volesse qualcosa di analcolico fra le poche bevande internazionali offerte dal locale troviamo l’effervescenza delle bollicine ascolane Paoletti che dal 2012 è registrata come Impresa Storica d’Italia. Dopo un buon caffè all’italiana di fine pasto, nonostante le varie caffetterie italiane, raro a Londra, vengono proposti digestivi targati Varnelli e Meletti.

Un locale marchigiano DOC ubicato a Londra sta mantenendo, a dispetto del trend multietnico e modaiolo del fast food e delle cucine orientali, come in uno scrigno, una tradizione che si sta perdendo anche nella quotidianità familiare, in un contesto metropolitano in continua evoluzione dove l’oggi viene considerato già ieri, e dove l’ansia di vivere la fa da padrona: Rossodisera diventa un “non luogo”, fuori dal tempo e dallo spazio, dove non potrebbe mai entrare la coltre grigia londinese  a coprire un così delizioso tramonto.

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